Lo strumento - Tecniche costruttive

Il Flauto di Pan: esso è formato da più canne di diversa lunghezza,
quasi sempre chiuse all'estremità inferiore, disposto in linea
(a zattera, o a trapezio, o ala) o riunite in fascio, legate fra loro o libere,
senza altro foro se non quello superiore sul quale si appoggiano le labbra.
Questo, serve al tempo stesso, per l'entrata e l'uscita della colonna d'aria.
In altri termini è un fischietto elementare e produce tante note
quante sono le canne che lo compongono.

In quanto ai materiali usati per la costruzione, lo si può trovare
per lo più di canna (di bambù), raramente in argilla, pietra di sego,
piume di condor o metallo.
Le misure sono assai variabili,
dai modelli piccoli, lunghi una ventina di centimetri, a quelli giganti,
la cui canna di tonalità più bassa può raggiungere
anche un metro e mezzo di altezza.

Molteplici sono invece le intonazioni dello strumento, dal "SI bemolle" (il più diffuso e certo di sicura derivazione bandistica)
al "FA " al "DO" al "RE" al "SOL" e al "LA maggiore".
La scala è diatonica; i semitonanti e i cromatici sono rare eccezioni e costruiti generalmente solo per esigenze particolari.
Il numero delle canne è variabile all'applicazione dello strumento: dal "Cantabile" (Primo, Secondo, Terzo)
al "Basso" (Basso, Bassetto) al "Contrattempo" (Quarto, Terzo).

Probabilmente tutti sono a conoscenza dell'esistenza di uno strumento musicale chiamato flauto di Pan,
ma pochi sanno realmente qualcosa circa la sua diffusione in Lombardia e della sua storia.
Si parla di Lombardia perchè, solo in questa regione per quanto riguarda l'Italia,
si hanno significative attestazioni di presenza di livello e, certo pari soltanto a quelle evoluzioni orchestrali dello strumento,
simili a quelle delle culture sud-americane. Bergamo dunque. Bergamo e Brianza. E purtroppo non ci restano
che solo pochissime testimonianze a riguardo dei gruppi folkloristici presenti e vissuti in queste terre.
Difatti, quelli ancora in attività non sono altro che tre nella bergamasca e tredici nella brianzola.
Connotazioni e costumi molto dissimili tra loro per supporre dei parallelismi esaurienti.

II "Flauto di Pan", o "Zufolo" o "Sifolo" o "Canì", o "Siringa", o "Fistola", strumento tradizionalmente bucolico e pastorale,
documentato nell'antichità in Grecia, in Italia e nelle Gallie, questo strumento ha oggi pochissime
e spesso incerte attestazioni di presenza.

Da qui tutto il valore e I' importanza storico-culturale di un gruppo ancora vivo e in attività: "I Sifoi" di Bottanuco appunto!
Il Flauto di Pan e il suo mito

Narra la mitologia greca che il dio Pan, adorato dai pastori dell'arcadia, invaghitosi della ninfa Siringa,
volesse farne ad ogni costo la sua compagna. Ma la fanciulla, alla quale invece non piacevano il bemoccoluto naso
e il corpo da caprone del suo spasimante, cercò di sfuggirgli. Il fiume Ladone, suo padre, pensò allora di trasformarla
in un cespuglio verdeggiante di canne palustri che, ai sospiri del fauno deluso nelle sue speranze, emetteva un dolce suono.
Fu così che Pan, per consolarsi del suo dolore, prese alcuni pezzì di canna e li mise assieme. Nacque cosi il Flauto di Pan o Siringa.

Nella Bibbia invece, si racconta che Juhal fu il padre di quelli che cantavano con la cetra e con l'organo,
dunque non solo maestro della musica vocale o naturale, ma anche della musica strumentale e artificiale.
Non significa che Juhal fosse proprio l'inventore degli strumenti a fiato, ma che diede loro la forma più perfezionata
che ebbero nel tempo. E poiche sotto 'organo' si comprendono nella Bibbia gli strumenti a fiato in genere, l'invenzione
o il perfezionamento della siringa, va in un certo qual modo attribuita a Juhal.

Accanto a queste leggende, ne possiamo collocare altre di carattere squisitamente locale e alquanto suggestive e surreali.

Tantissimi anni fa, un pastorello vide in riva ad uno stagno, nei dintorni del paese un cespuglio di canne.
Scelta la migliore, la tagliò con un coltello e la pulì dal suo involucro di fogliame. Quando ebbe ricavata la canna,
pensò di ottenere da questa dei fischietti di lunghezza sempre più breve e, quindi, di tonalità sempre più acuta.
Ad ogni segmento tagliato verificava l' effetto sonoro, poggiando sulle labbra il bordo delle canne:
venivano così emesse le note del flauto di Pan, di cui il pastorello ignorava ancora l'esistenza.
Le sue note solitarie avevano incuriosito però anche una fanciulla, che si mosse in direzione di quella sconosciuta musica.
Ma, non avvedendosi dello stagno, vi scivolò emmettendo un grido che richiamò l'attenzione del pastorello.
Questi corse da lei e la trasse in salvo. Salvò la fanciulla che, ammirata dal coraggio del giovane,
gli promise una rincompensa: gli avrebbe fatto insegnare dal proprio padre, esperto maestro, l'arte della musica.
Il pastorello accettò e abbandonò il gregge per seguire la fanciulla.
Il Flauto dei "Sifoi"

Dal punto di vista della tecnica esecutiva, i "Sifoi" suonano secondo il tipico stile bergamasco di suono "puntato",
vale a dire, un tipo di suono ottenuto dando un colpo secco di lingua sulla canna, consono ai loro repertori costituiti
in gran parte da marce ed inni. A Bottanuco, da sempre si applica questa tecnica con estremo rigore
perchè viene considerato il vero modo di suonare "l'urghenì" e anche il più difficile.
La strisciata è più facile! In qualche modo si prende sempre la nota giusta, invece suonare solo una canna per volta,
richiede molta più esperienza e tecnica. Oltretutto, il repertorio del gruppo, non consentirebbe di suonare molte canzoni
con la tecnica strisciata.

Un' altra caratteristica che contraddistingue i "Sifoi" è l'organicità del gruppo. Nel senso che non ci sono individualismi,
ma tutti suonano per dare corpo e spessore al motivo suonato. Tutte le sezioni degli strumenti si uniscono
in un solo ed unico mosaico, ben coordinato, al fine di ottenere un timbro molto preciso e ben marcato. Inconfondibile ...

Ad una attenta osservazione, si possono infine supporre parecchie analogie con le Bande: dai repertori spesso simili
(opere liriche, marce, inni e canzoni militari), all'inserimento di una sezione percussioni (grancassa, rullante e piatti),
ed infine alla tecnica del suono cosiddetto "puntato" idoneo più allo stile bandistico.


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