Il Gruppo

Un aspetto significativo della cultura popolare bergamasca,
testimonianza di quanto la tradizione folkloristica sia radicata
nella storia della gente.

Entusiasmo e sacrificio vissuto nel corso del tempo da tanti e tanti musicanti
che hanno fatto del gruppo un momento importante della loro vita personale
e della comunità.
Desiderio di volgere lo sguardo alla storia del passato, e di cogliere
gli aspetti ambientali, il profilo dei personaggi e gli avvenimenti importanti
che hanno caratterizzato il cammino dei nostri padri, nonni e antenati.

Un arco di tempo che supera abbondantemente il secolo e che acquista perciò
un grande significato di aggiornamento storico e, soprattutto, artistico.
È un racconto in presa diretta che affonda le radici nel costume
e nelle tradizioni della terra bergamasca, contribuendo a far conoscere
e rilanciare la cultura popolare oramai quasi del tutto dimenticata.
Tradizione di popoli e comunità che, da nessuna parte ora
vengono più ricordati, se non nella presenza di questi gruppi
nelle feste popolari, sagre o feste religiose che punteggiano
il nostro calendario.

Un grande patrimonio che si identifica con le espressioni più genuine della nostra terra; e che rischia di andare disperso
se qualcuno non si dedica a recuperarlo.
Un valore che viene da lontano e nel tempo. "I Slfoi" di Bottanuco. Un gruppo che fa parte dunque della storia del nostro paese.
Della vita degli antichi, pastori o artigiani, boscaioli o minatori, tramandata con la semplicità della musica
di uno strumento arcaico e rudimentale, pastorale e alquanto povero. Il "Flauto di Pan", largamente documentato nel mondo antico,
diventato poi nelle epoche recenti e nelle nostre terre strumento popolare per eccellenza, attestato quasi esclusivamente
in una ristretta area della Lombardia e nelle province di Bergamo, Milano, Como e Varese.
La musica e i suoni semplici... di gente semplice...

Il presente ... Il passato ... Il futuro ... Sempre con noi ... Sempre con voi ...

Cenni storici

Dei tre gruppi Bergamaschi oggi ancora esistenti, quello di Bottanuco vanta le origini più antiche.
Ufficialmente la data di fondazione viene fissata nel 1867, ma testimonianze orali inducono a credere ad una loro presenza
già nel 1855.
Dubbi non ci sono invece riguardo alla presenza del "Flauto di Pan" a Bottanuco già nella seconda metà dell'800.
Memorie di carattere orale, a metà strada tra realtà e leggenda, inducono a credere ad una eventuale
origine "tutta Bottanuchese" del "Flauto di Pan".
Si racconta infatti che, nell'antico castello dei Malaspina in Bottanuco (diventato poi sede di un collegio per religiosi
dove vi ha soggiornato anche San Giovanni Bosco), c'era nel secolo scorso un'osteria gestita da un tale Scotti,
ex militare dell'esercito Garibaldino. Sembra che lo Scotti abbia imparato a suonare il Flauto di Pan da Garibaldi stesso che,
a sua volta, ne fece conoscenza durante il suo esilio in America Latina.
Una volta ritornato a Bottanuco, Scotti diede luogo ad una scuola di "urghenì" presso l'osteria da lui presa in gestione,
promuovendo cosi la diffusione dello strumento.

Fondatore e primo maestro fu Pietro Foglieni che diresse il gruppo fino al 1925,
lasciando poi il testimone a Vincenzo Gumier, altoatesino proveniente da S. Cristina,
all'epoca anche podestà di Bottanuco.
Con lui aumentò il numero dei suonatori, che da una ventina circa arrivarono
gradualmente fino a 60.

Nel 1928, il gruppo venne invitato all'adunata degli Agricoltori Italiani
(manifestazione contadina fascista) a Roma.
Qui spunta un'altra singolarità del gruppo: durante il periodo fascista
esso cercò di fare folklore extrapartitico
, senza cioè essere condizionato "dal partito"
nella scelta del proprio repertorio; suo malgrado però, dovette indossare
la camicia nera e la divisa, secondo i costumi dell'epoca.

Negli anni immediatamente successivi il gruppo svolse un'intensa attività musicale
e incise pure diversi dischi (78 giri editi dalla Brunswick).
Numerose furono le città italiane che ospitarono le esibizioni dei suonatori di Bottanuco
(Napoli, Roma, Firenze, Venezia e all'estero in Svizzera e in Germania).
Nel 1930 a lui successe Serafino Locatelli che diresse il gruppo fino al 54'.
Gli anni che seguirono furono poi caratterizzati da un ripetersi e alternarsi di maestri:
Luigi Crotta, Angelo Madona, Davide Sala, Paolo Carminati e Vittorio Pozzi.

Ma senza alcun ombra di dubbio, la figura che viene
unanimemente considerata uno dei più grandi e rappresentativi maestri
di "Flauto di Pan" di ogni tempo, fu Angelo Madona,
stimato e rispettato
ancor oggi nella memoria di chiunque l'abbia conosciuto.
Durante i suoi anni di direzione, il gruppo suonò prevalentemente
motivi inediti, gran parte dei quali composti da lui e dal fratello Luigi Madona
(diplomato al conservatorio). Oggi, in carica è il nipote di Vittorio Pozzi,
Massimo Pozzi, che orgogliosamente raccoglie l'eredità e il peso
di tanta cultura e tradizione.
Realtà o mitologia, il tempo consegna sino ai nostri giorni
un manipolo di persone, di uomini e donne che, con il loro sacrificio
e dedizione, racchiudono e portano in loro e a noi,
la Storia del nostro passato.

"I Sifoi" e la nostra cultura. Passato, presente e futuro
in un unico filo conduttore che mai si è spezzato nello scorrere degli anni.
Infatti, caso singolare nella storia di tutti i gruppi folkloristici,
quello di Bottanuco non ha mai cessato l'attività
in oltre 140 anni di vita
(a parte forse nei periodi delle due guerre).
Si tratta di una storia che non è ancora stata scritta per intero ...



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